Casella di testo: Il grido di battaglia
Casella di testo: Thanks

Un ringraziamento a tutti i Comitati del Patto di mutuo Soccorso per la solidarieta’ e le iniziate prese in queste triste giornate.  www.pattomutuosoccorso.org 

Amma pusat‘ chitarre e tamburi pecche’ ‘sta musica adda’ cangia’ simm’ brigant’ e faccimm’ paura

A TERRA NOSTRA NUN  S’ADDA’ TUCCA’

A TERRA NOSTRA NUN  S’ADDA’ TUCCA’

 

E mo’ cantamm’ ‘sta nova canzona tutta ‘a gente se l’adda ‘mpara’,nun ce fott’ ‘r ‘Napul e ’Roma 

‘A TERRA NOSTRA NUN S’ADDA’ TUCCA’

‘A TERRA NOSTRA NUN S’ADDA’ TUCCA’

 

Tutt’ i pais’ da Valle del Sele

s’anna scitate e Vonn’ cunta’

nuj cumbattim’ pe’

l’OASI E U’ FIUM’ ‘A TERRA NOSTRA NUN S’ADDA TUCCA’

l’OASI E U’ FIUM’ ‘A TERRA NOSTRA NUN S’ADDA TUCCA’

Giù le mani dalla valle del Sele

 

A distanza di due anni ci risiamo, la discarica di Basso dell’Olmo come previsto non

è servita a superare l’emergenza rifiuti.

Senza pietà, si vuole infierire ancora su questo martoriato territorio!

Senza vergogna viene proposto e imposto un film del terrore già visto. Dì che parla?

Di un omicidio seriale! Per far fronte all’emergenza dei rifiuti solidi urbani viene

individuato nell’oasi naturalistica di Persano, a due passi da Basso dell’Olmo, il sito,

a detta dell’impavido Bertolaso, idoneo ad ospitare l’ennesima discarica, questa

volta addirittura regionale.

E’ un colpo mortale all’economia, all’ambiente, alla salute dei cittadini!

L’equilibrio e la salute ambientale (forse) già compromesso del Sele, del Calore, del

Tanagro, delle falde acquifere, dei terreni , dell’aria, a causa di queste politiche a dir

poco scellerate, possono essere irrimediabilmente contaminati per sempre.

Per quanto riguarda invece, la salute dei cittadini ,tutti sanno che nei paesi della

Valle del Sele Oliveto in testa, c’è la più alta percentuale in Italia di allergie, di

cancri , di leucemie, di sclerosi multipla.

Domenica 04 marzo 2007 ore 15,00 assemblea cittadina presso il sito di Serre

di Persano, per organizzarci e contrapporci ~ questo atto criminale che da anni si sta

perpetrando a danno degli abitanti delle zone rurali di tutta la Campania.

In quindici anni di emergenza, che è diventata prassi, mai è partita la raccolta

differenziata e il più importante riciclaggio.

Organizziamoci e mobilitiamoci per difendere il nostro territorio! Proponiamo,

imponiamo politiche di riciclaggio in ambiti necessariamente provinciali. Tradotto,

significa che: la Valle del Sele non vuole essere la discarica della Campania!

 

 

ALLARME DISCARICA. IN PERICOLO L'OASI NATURALISTICA DI SERRE - PERSANO
07-02-2007
Gerardo Pecci

Dov'è finita la cultura del rispetto verso i nostri beni culturali e ambientali, verso quelle risorse straordinarie e vive che sono le opere d'arte, e di civiltà, e il nostro territorio, verso i nostri preziosi beni ambientali, quelli che ci stupiscono per la loro incontaminata bellezza e integrità? Ancora una volta, come al solito, in Italia, assistiamo quasi impotenti al tragico "balletto" di dati, cifre, numeri e deliranti e
inconcludenti proclami di "indifferibili necessità pubbliche da soddisfare.": tra esse figura la recentissima discarica progettata ai margini dell'Oasi di Serre-Persano, vicina a un'oasi naturalistica protetta, voluta
con forza dal
WWF! I non pochi cittadini che vivono in questa straordinaria zona della Campania, nella provincia di Salerno, una volta Campania Felix, ora INfelix, una volta Magna Grecia, ora Misera Grecia., sono allarmatissimi. Ancora una volta inciviltà., ancora una volta arroganza politica e totale disprezzo della vita umana e dell'ambiente in nome di una "pubblica necessità" per trovare un posto dove andare a "depositare" tonnellate e tonnellate di
immondizia prodotta in Campania. ancora una volta si mette in pericolo un bene vincolato dalla Legge Ronchey, cioè proprio l'Oasi naturalistica lungo il fiume Sele. Ma siamo impazziti
? Bertolaso ha perduto la testa? Lo vogliamo capire che al problema dei rifiuti vi possono essere altre importanti alternative? Non certamente quella del loro scelleratissimo deposito in una zona floro-faunistica di grande valore. Ancora una volta un colpo bassissimo all'ambiente, voluto da un'allegra brigata di politicanti buontemponi che non hanno la benché minima coscienza del male che farebbero alle popolazioni residenti se dovesse essere realizzata questa nuova discarica. Da giorni la stampa locale registra una straordinaria mobilitazione politica e sociale delle popolazioni residenti tra i comuni di Serre, di Campagna e di Eboli (più direttamente coinvolti) e tra le forze
politiche e sociali più intelligenti contro la miopia di chi vuole, invece, il male delle popolazioni che stanno per essere seppellite sotto tumuli di immondizia (speriamo di no). D'altra parte ci sono anche altri mezzi per ovviare a questi estremi e rozzi rimedi: per esempio, quelli di educare le popolazioni alla raccolta differenziata e al riciclaggio dei rifiuti, eliminando così gran parte dei problemi. Diciamo no alla cultura della morte
e dell'avvelenamento progressivo del suolo. E lo dobbiamo dire a gran voce, convinti che la nostra guerra è una guerra di civiltà contro la
miope arroganza e contro la pochezza politica di certi uomini politici da strapazzo e lo dico con convinzione perché solo i folli possono proporre cose inaccettabili. E la discarica a ridosso di un ambiente giuridicamente protetto dalla Legge è uno schiaffo alla Legge stessa. Bisogna lottare, quindi, contro l'arroganza di chi prende decisioni che vanno ben al di sopra
degli interessi delle popolazioni residenti in questi comuni. E' una lotta che deve trovare linfa vitale da chi è capace di vincerla democraticamente: dalle popolazioni residenti che si vedono travolte da decisioni prive di senso logico, e perciò scellerate e
idiote, che piovono dall'alto con tutta
la violenza verbale di una cattiva politica che non ha parole se non quelle di imporre regole inaccettabili, con un decisionismo antidemocratico e verticistico che credevamo fosse morto e sepolto da decenni. Ma se così non è allora non ci resta che dare vita a una nuova stagione di resistenza democratica, in nome di valori che quotidianamente vengono calpestati da questi squallidi uomini che di politica si riempiono le loro ampollose e fameliche bocche, ma non ne conoscono minimamente i fondamenti e il senso
epistemologico, semantico e storico.

 

 

 

 

INTERROGAZIONE SCRITTA P-0552/07

di Giuseppe Gargani (PPE-DE)

alla Commissione

 

Oggetto:   Costruzione irregolare di una discarica per la raccolta dei rifiuti a Serre, in provincia di Salerno, in un'area dichiarata di notevole interesse pubblico

 

Con decreto legge del 6.12.2006 il governo italiano ha assegnato al dr. Guido Bertolaso le funzioni di Commissario delegato per l’emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania, con poteri pressoché assoluti per il superamento dell’emergenza che in quella regione si registra per la raccolta dei rifiuti.

 

Avvalendosi di questi poteri, il Commissario ha individuato un territorio denominato “Valle della Masseria” nel comune di Serre, in provincia di Salerno, per la creazione di una discarica di rifiuti solidi urbani.

 

Questo stesso territorio è stato individuato, con decreto del 29.11.1993 del Ministro dei beni culturali italiano, come ricadente in un’area oggetto di dichiarazione di notevole interesse pubblico. All’interno del perimetro dell’oasi naturale del WWF di Persano, infatti, vi è un’area che è stata riconosciuta, nel maggio 2003, “Zona umida di importanza internazionale” e rientra quindi in quelle elencate nella Convenzione di Ramsar, ratificata con DPR 13 marzo 1976 n. 448, dove sono vietati interventi che rischino di compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche di queste aree.

 

Ciò premesso, non ritiene la Commissione irreversibilmente dannosa l’azione che il Commissario, dr. Bertolaso, vuole intraprendere senza tener conto delle decisioni italiane ed europee sopra descritte? Intende prendere iniziative per tutelare il territorio e salvaguardare, in base alla Carta di Aalborg, i “piani di azione a lungo termine per uno sviluppo durevole e sostenibile nonché avviare la campagna per uno sviluppo durevole e sostenibile delle città europee”?

 

Serre. Manzi (IdV): Bertolaso ha dimenticato che esiste l'oasi di Persano

“Esprimo, come cittadino e come Consigliere Regionale – ha dichiarato l’On.le Francesco MANZI (IdV) – il mio più fermo e convinto NO all’ipotesi, avanzata dal Commissario Bertolaso, di localizzare nell’area di Valle della Masseria di Serre una discarica di notevoli dimensioni”
“Solo l’idea di trasformare una delle zone non solo agricole, ma di maggior pregio ambientale e naturalistico della Provincia in pattumiera – ha proseguito
l’On.le Manzi – fa gridare allo scandalo.
Sembra che il Commissario Bertolaso si sia dimenticato (o peggio ignori) che l’Oasi di Serre Persano, in cui sono specie rarissime, uniche in Italia,rappresenta un bene indisponibile, che deve essere salvaguardato e tutelato.
Inoltre, nei pressi della ipotizzata discarica, vi è il fiume Sele, con i suoi oltre 40000 ettari di coltivazioni e, oltre a ciò, si vanificherebbero gli investimenti già deliberati per uno dei più grandi campi da golf dell’intera Europa,già previsto nella zona!
A queste già preoccupanti notizie, si aggiunge la volontà non nascosta di trovare, come alternativa, l’ubicazione di questo vero e proprio “mostro” nel
territorio di Eboli-Olevano, già gravato da altre presenze simili, altamente inquinanti e che già deve pagare il prezzo di un i9mpianto CDR.
Non è possibile far pagare ai cittadini di queste zone prezzi tanto pesanti, far subire tante negatività a chi è già gravato da una altissima incidenza di malattie tumorali, come dimostrano i recenti autorevoli studi del Prof. Veronesi”
“Nel mio ruolo istituzionale di rappresentante dei Cittadini – ha concluso l’On.le Manzi – farò del tutto per evitare questi scempi e ricorderò ai Rappresentanti dello schieramento in cui mi rivedo che la tutela dell’ambiente e della salute
deve essere praticata nei fatti e non declamata come questione di mero principio” 

 

 

Salerno, 24 gennaio. La Coldiretti sulla discarica a Serre: una scelta scellerata


Ancora reazioni in merito alla collocazione della discarica a Serre: anche la Coldiretti Salernitana esprime il suo giudizio fortemente negativo. La Coldiretti sostiene, infatti, con fermezza l’opposizione alla scelta del Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti Bertolaso di far scaricare i rifiuti di tutta la Campania nel comune di Serre. Un danno ambientale ed economico devastante, riferiscono i vertici della massima Organizzazione Agricola, la discarica sarebbe allocata a meno di un km dall’Oasi ecologica di Persano, fondamentale per il mantenimento della continuità ecologica e punto chiave per la tutela della salute delle popolazioni locali. Il pericolo ed il danno causato da
un’ennesima discarica, è rappresentato dalla possibilità di sversamento di percolato, stante la brevissima distanza esistente tra il sito prescelto e il corso del fiume Sele che attraversa l’area protetta. L’inquinamento delle acque fluviali rischia di far scomparire l’intero ecosistema e può ripercuotersi inevitabilmente sulla salubrità delle coltivazioni e quindi sulla salute delle popolazioni. L’acqua dell'invaso di Persano viene utilizzata per irrigare i 40.000 ettari di campi e serre della piana del Sele, la cui economia agricola dipende praticamente dalla qualità dell'acqua dell’area protetta. Da tenere in conto, inoltre, che lungo il bacino del Sele, nelle vicinanze dal sito previsto, sono già presenti due discariche che attendono opportuni lavori di bonifica. Nell’attesa degli sviluppi che per il momento hanno fermato una scelta scellerata, la massima organizzazione agricola salernitana mantiene alta l’attenzione pronta ad intervenire solidale con la popolazione locale e con agli altri organismi che ne condividono la strategia.

 

Interrogazione Parlamentare degli On.li : Bonelli,Piazza,Francescato,

Pellegrino. 

 

Al Ministro dell’ambiente

 

 

Per sapere, premesso che:

 

nel dicembre scorso, il Commissario Straordinario per la Emergenza Rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, in un incontro informale col sindaco di Serre ha manifestato il proposito di realizzare nel territorio del comune di Serre una discarica di rifiuti solidi urbani;

 

il sito individuato è l’area denominata “Valle della Masseria”, ricadente nell’area dichiarata di notevole interesse pubblico a seguito di un decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali del 29 novembre 1993;

 

detto sito si trova :

 

a circa 3 km dalla ex discarica “Macchia Soprana”, inserita nel Piano Regionale di Bonifica dei Siti Inquinati della Regione Campania approvato con DGR n° 711 del 13.06.05, con indice di rischio pari al 56,40;

a circa 2 km dalla ex discarica di “Basso dell’Olmo - Serralonga” sita nel vicino Comune di Campagna, della quale alcuni studi hanno ipotizzato l’assenza di idoneità idrogeologica ed ambientale;

a circa 100 mt dall’Oasi Naturale del WWF di Persano, istituita con Decreto del Presidente della Giunta Regionale il 18 novembre del 1976 e compresa nella zona oggetto di “Dichiarazione di notevole interesse pubblico” da parte del “Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali”, inclusa nella Riserva Naturale Regionale Foce Sele Tanagro; l’estensione dell’Oasi e’ di 3400 ettari, la Riserva Naturale comprende anche gli affluenti Calore e Tanagro. la zona di Protezione denominata “Medio Corso del Fiume Sele/Persano si estende su 1515 ettari e comprende anche l’Oasi del WWF;  inoltre giova sottolineare che l’area di cui si tratta e’ stata riconosciuta “Zona Umida di Importanza Internazionale”, rientrante quindi in quelle elencate nella Convenzione di Ramsar;

a circa 400 mt dal Fiume Sele, cui e’ riconosciuta elevata naturalita’ ed integrita’; tale fiume nasce dal Monte Paflagone, dotato di un bacino idrografico ricchissimo di sorgenti ed affluenti,con un’area di 3.235 kmq ed una portata media di 69,30 mc al secondo; le sue acque riforniscono tutti i comuni del bacino idrografico del Fiume Sele; all’interno della piana del Sele sono presenti circa 12.000 Aziende Agricole che basano l’intera sopravvivenza economica sull’apporto vitale dell’acqua del citato fiume;

a circa 800 mt. da una zona pari a 123 ettari di terreno messi a disposizione dal Comune di Serre per la realizzazione di due campi da Golf da 18 buche a seguito di un accordo siglato tra la Regione Campania ed il “Consorzio Persano Royal Golf “;

a circa 700 mt  dalla Contrada Alimenta, luogo all’interno del quale risulta finanziato dalla Regione Campania un progetto per il recupero e la valorizzazione dell’economia agricola;

a circa 200 mt da un comparto di Aziende Casearie e Allevamento Bufalino. La produzione di mozzarella di bufala rappresenta un notevole prestigio per la intera  Regione Campania e a seguito di notevoli sforzi ed impiego di risorse umane selezionate il prodotto ha raggiunto il ricoscimento del marchio D.O.P. da parte dell’organo competente;

 

se il Ministro interrogato non ritenga che la realizzazione della discarica nel sito sopra citato sia incompatibile sia con le caratteristiche ambientali della zona, meritevole di tutela e valorizzazione, sia con la vocazione agricola e zootecnica, la cui produzione di qualità verrebbe gravemente compromessa dalla realizzazione della discarica.

 

se e quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per individuare scelte alternative per far fronte alla difficile gestione dell’emergenza rifiuti in Campania.

 

 

 

 

 

 

I Figli della Lontra

Questa discarica

 non s’adda fare

Dal Presidio Antidiscarica h24

 “Valle della Masseria” Serre

non estinguiamoci

Stamattina alle ore 7.00 circa ,una forza imponente di Polizia  in assetto  antisommossa carica le poche persone presenti al Presidio, nonostante ieri sera il Presidente della Commissione Ambiente del Senato Tommaso Sodano presente al Presidio, aveva raggiunto telefonicamente il Prefetto Pansa, e come da accordi erano stati convocati per stamattina alle ore 10.00 in Prefettura. Quindi una tregua fino a stamattina, ma pare che il Prefetto si e’ tirato indietro, ed e partito il blitz, ed abbiamo lanciato un S.O.S..Nel giro di qualche ora il presidio di Valle della Masseria e’ stato raggiunto da migliaia di persone, che sdraiati tutti a  terra hanno iniziato una resistenza passiva, scene da paesi dittatoriali, noi che cercavano di dialogare ma loro niente, l’ordine e’ di forzare. Partono i primi spintoni, persone prelevate e scaraventate agli argini della strada, ambulanze che non arrivano per soccorrere i feriti, scene agghiaccianti, scene che non appartengono ad uno Stato democratico quale e’ l’Italia, infatti mi son chiesto, ma noi non siamo Italiani???? No per quello che stanno facendo. Il Pesidente Sodano in serata ci comunica che da pressioni dei Ministri Pecoraro e Ferrero, il Sottosegretario Letta, ha convocato domani alle ore 10.00 a Napoli in Prefettura, il Commissario Bertolaso, i Comitati  dei Sindaci , una delegazione, del Movimento Serre per la Vita, e il Presidente della Provincia di Salerno Angelo Villani. La nostra preoccupazione e che sara’ un’altra bufala, in quanto prevediamo che a ore ci sara’ un altro blitz.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi ad arbitrium

Un  decreto-legge  per  aprire una discarica a Valle della Masseria, dopo che il Tribunale  di Salerno ha

ampiamente dimostrato i gravi rischi per la salute dei cittadini e per l’ambiente?

Così  faceva  Berlusconi!   Ogni  volta  che  la  magistratura  apriva  un’inchiesta  per  i  suoi tanti reati,

faceva approvare una legge per fermare i giudici che indagavano.

Leggi  ad  personam  sono  state  definite  quelle  di  Berlusconi, cioè leggi fatte apposta per proteggere

una persona dalle inchieste della magistratura. Legge  ad   arbitrium   potrebbe essere definito  un  decreto-legge   fatto   approvare  dal  Commissario  Bertolaso  per devastare  un  monumento ambientale  finora  salvaguardato  da   vincoli  protezionistici italiani, europei e mondiali. Legge  ad   arbitrium   sarebbe   un  decreto  per  azzerare  tutti  quei  vincoli  più  volte  richiamati  dal  giudice  nella sua  ordinanza  per dimostrare che le discariche non si  possono aprire  in ogni  posto. A meno  che  non  si voglia compromettere  definitivamente uno degli ultimi ecosistemi incontaminati  della  Campania,  decisivo  per  la vita  e  per  l’economia  di  tutta    la  Piana  del  Sele. Legge  ad  arbitrium,  perché a  prevalere  sarebbe l’arbitrio di un funzionario in delirio di onnipotenza capace  di ricattare,  con  la  minaccia  di dimissioni, una  classe  politica  inefficiente  ed  incapace  di assumersi  responsabilità. Una classe politica attenta solo a nascondersi dietro un funzionario  da cui si fa ora dettare anche le leggi da approvare. Ma in quale stato democratico  viviamo  se  i cittadini devono sperare solo nella magistratura per veder garantiti anche i diritti fondamentali?

 

Varato il Decreto Legge

Via libera dal Cdm, individuati 4 siti per discarichee.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ad un decreto legge sull'emergenza rifiuti in Campania. Lo rende noto il sottosegretario Letta. Quattro i siti individuati dal Cdm per far fronte all'emergenza, da destinare ad altrettante discariche:

Savignano Irpino (Avellino), Terzigno (Napoli), Sant'Arcangelo

Trimonte (Provincia di Benevento), Serre (Salerno).

Per quest'ultimo, "l'utilizzo e' consentito fino alla realizzazione di un nuovo sito idoneo individuato dalla Provincia di Salerno.

A Valle della Masseria sono arrivati circa 1000 uomini dei corpi di Polizia, in tenuta

Antisommossa, dall’alto un elicottero della Polizia che sorvola sulla Valle.

Le forze di Polizia si sono posizionati al limite dell’area, il Dirigente dell’Opreazione

 ha deciso di non entrare nella Valle, si attende che il Presidente della Provincia

Dott. Angelo Villani nominato Sub Commissario per la provincia di Salerno, si assume la responsabilita’ di individuare siti alternativi.

Noi continuiamo con la resistenza per farsi’ che i diritti, e  la democrazia venga

rispettata.

11.05.2007

 

 

Discarica di Serre: al posto delle “perline colorate” si offrono agli “indigeni” (abitanti) interventi superficiali di ingegneria naturalistica, in cambio dei rifiuti.

 

Sul Mattino di oggi domenica 4 marzo si mette nuovamente sotto pressione la popolazione di Serre che si oppone alla realizzazione della discarica che si vorrebbe realizzare in adiacenza all’Oasi di Persano e alle opere irrigue della Piana del Sele.

Va sottolineato che i soggetti che rappresentano varie Istituzioni sovracomunali continuano a fare finta che il problema consista solo nell’opposizione campanilistica che i cittadini di Serre continuano a fare solamente per il loro tornaconto.

Nessuno ha alzato lo sguardo ed ha fatto cenno all’importanza strategica, per l’ambiente e per l’economia della Piana del Sele, che riveste l’area di Valle Masseria.

Si finge di non sapere che dall’Oasi di Persano, ubicata 500 m a valle del sito proposto per la nuova discarica regionale, vengono prelevati circa 250 milioni di metri cubi l’anno per irrigare circa 23.000 ettari nei quali si svolge una qualificata attività agricola che da occupazione a circa 40.000-50.000 persone.

Si finge di non conoscere che i rifiuti che sarebbero riversati a monte dell’Oasi di Persano non sono scarti dei CDR che rispettano quanto prescritto dalla legge e che sono fortemente inquinanti e contenenti anche metalli pesanti altamente pericolosi che rimarranno eternamente nell’ambiente, anche dopo i pochi anni per i quali è garantita la tenuta dei teli sistemati alla base.

Si finge di non sapere che nella realizzazione della discarica regionale di Basso dell’Olmo, realizzata in destra Sele sempre a 500 m di distanza dal fiume e dall’Oasi di Persano, sono stati commessi gravi e documentati errori che favoriranno la dispersione di sostanze inquinanti.

Si finge di non conoscere che l’area dell’Oasi di Persano è un vero e proprio monumento ambientale realizzato dalla sinergia tra risorse idriche naturali e azione dell’uomo che ha costruito la traversa per prelevare l’acqua per l’irrigazione.

Si finge di non sapere che l’acqua prelevata dall’Oasi ha un’importanza strategica, in quanto risorsa autoctona insostituibile, e che il suo inquinamento determinerebbe una grave crisi socio-economica nella Piana del Sele.

E’ talmente evidente che l’area attorno all’Oasi di Persano rappresenta un patrimonio unico ed insostituibile che qualsiasi persona limpida e di buon senso avrebbe subito scartato l’ipotesi di realizzare ben due discariche regionali.

Ma allora perché questa ottusa, o meglio troppo ottusa, insistenza?

Il Mattino odierno offre un esempio di vera e propria furbizia istituzionale. Si cerca di prendere in giro gli abitanti di Serre.

Come facevano gli antichi colonizzatori e predatori delle nuove terre, vari secoli orsono, si offre il miraggio dell’ingegneria naturalistica che consentirebbe di risolvere i problemi ambientali e di fare svanire inutili preoccupazioni dei cittadini di Serre.

E’ stato interpellato Giuliano Sauli, laureato in Scienze Naturali, presidente dell’Associazione AIPIN e titolare della Società di consulenze ambientali NATURSTUDIO S.C. r.l. di Trieste., a fornire non le perline colorate ma il “miraggio” degli interventi di sistemazione della superficie della discarica.

Sauli non sa o fa finta di non sapere o non vuole sapere niente della unicità ambientale dell’area circostante il sito di Valle Masseria. Fa finta di non conoscere gli insuperabili problemi connessi ad una seria valutazione degli impatti ambientali di una discarica regionale realizzata in quel contesto ambientale. La sua ovvia e banale proposta di una sistemazione della superficie, sotto la quale si troverebbero milioni di metri cubi di rifiuti inquinanti, diventa un ridicolo specchietto per le allodole.

Sauli, in cambio di una lauta retribuzione viene a dar man forte al Commissario Straordinario; in fin dei conti è come se venisse a proporre di dipingere di verde un palazzo di immondizia costruito in un parco cittadino. 

I cittadini campani devono ringraziare la ferma azione dei cittadini di Serre che finora non si stanno ammutinando agli organi di governo democratici né tanto meno al Commissario “Prefetto di Ferro”, che non deve pensare ma “agire”.

Perché? Stanno evidenziando che un’altra discarica regionale a Serre, di fronte a quella di Basso dell’Olmo, a poche centinaia di metri sopra l’Oasi di Persano e le opere irrigue metterebbe in grave crisi l’economia della Piana del Sele, creando gravi premesse per l’inquinamento delle acque del Sele che devono essere conservate anche per le generazioni future.

L’azione dei cittadini di Serre è tesa alla difesa di un insostituibile patrimonio ambientale, un patrimonio di tutti i cittadini, che deve rimanere tale per le generazioni future che continueranno a produrre con le acque del Sele.

E’ evidente che oggi le difficoltà di ubicare sul territorio regionale una discarica per lo smaltimento dei rifiuti solidi, residui dei CDR (FOS e sovvalli), più che da ragioni tecniche e fisico-ambientali, traggono origine dall’avversione delle comunità locali per i seguenti motivi:

1- I FOS e sovvalli sono prodotti da impianti CDR non adeguati che non rispettano i requisiti previsti per legge; i rifiuti non differenziati, pertanto, sono altamente inquinanti contenendo vari metalli pesanti che non si distruggono con il tempo, dannosi per l’ambiente e la salute dell’uomo.

2- E’ improponibile continuare ad insistere ad ubicare discariche in cave abbandonate. I requisiti ambientali per l’ubicazione della discarica richiedono una assoluta sicurezza di non determinare inquinamento; si devono valutare, pertanto, problematiche completamente diverse rispetto a quelle secondo le quali, molti anni fa e con una diversa sensibilità ambientale, sono state realizzate le cave.

3- le attuali modalità di realizzazione ed esercizio delle discariche non danno garanzie di sicurezza ambientale plurisecolare e determinano serie minacce di inquinamento ambientale del suolo e delle acque. Ad esempio le discariche realizzate in cave a fossa sono praticamente incontrollabili. I teli impermeabili usati per evitare la dispersione nel sottosuolo del percolato sono garantiti per 10-20 anni, quando invece si deve garantire l’isolamento per secoli.

4- in mancanza di una “regola condivisa ed uguale per tutti”, gli amministratori dei Comuni nei quali viene ubicata e imposta una discarica hanno praticamente chiuso la loro carriera politica perché ritenuti responsabili di una inadeguata opposizione e dell’avere fatto fare la figura dei più “fessi della regione” ai cittadini, dal momento che nel loro territorio saranno sversati i rifiuti di tutta la regione.

Non comprendere questi aspetti ed insistere a voler ubicare una discarica esclusivamente in base ad alcuni e non sufficienti requisiti geologici, trascurando le caratteristiche ambientali e socio-economiche delle aree, significa perdere tempo, fare aggravare i problemi igienici, creare serie minacce alle risorse naturali, ambientali ed idrogeologiche e all’assetto economico di territori anche ad elevato valore, a volte veri e propri monumenti ambientali come l’area dell’Oasi di Persano che alimenta l’irrigazione della Piana del Sele. Significa far fare a Bertolaso la figura del “Prefetto di Ferro” che con la forza (Polizia, Carabinieri, Esercito), deve togliere le castagne dal fuoco agli Amministratori sovracomunali, palesemente incapaci di governare il problema rifiuti e di risolvere democraticamente e con soluzioni condivise la grave situazione.

Sembra quasi che gli amministratori sovracomunali per non “bruciarsi” attendano cinicamente una soluzione obbligata, individuabile in una catastrofe ambientale, che per l’ennesima volta li costringerebbe ad intervenire in emergenza.

E allora cosa e come fare?

Anche a valle di una efficace raccolta differenziata, di una lavorazione in impianti CDR a norma, vi sarà sempre la necessità di smaltire sul suolo una parte dei rifiuti (FOS e sovvalli).

In base agli studi effettuati, si propone sinteticamente la seguente soluzione (che vede coinvolti gli aspetti politici, tecnici, amministrativi ed economici), che potrebbe anche essere perseguita dal Commissario Straordinario che con i suoi poteri può imporre una accelerazione delle operazioni coinvolgendo democraticamente gli amministratori locali e i rappresentanti di organizzazioni e componenti sociali varie. Il consenso può essere acquisito con una corretta e diffusa azione d’informazione, assumendo impegni per l’applicazione di rigorosi standards tecnici nell’attrezzaggio dei siti, anche se le soluzioni comporterebbero un maggiore costo.

Nei Comuni in Aree Protette (Parchi) e nelle aree con vincoli ambientali ed idrogeologici seri non si realizzerebbero discariche. I Comuni con aree senza vincoli, eventualmente consorziati, ospiterebbero le discariche a turno; si sorteggerebbe la priorità di realizzazione. Il problema va suddiviso per province e all’interno di queste ultime per Comunità Montane.

I Comuni esclusi pagherebbero i costi della raccolta differenziata e smaltimento per i cittadini dei Comuni nei quali è prevista la realizzazione di una discarica. I cittadini di questi ultimi non pagherebbero le spesse di raccolta e smaltimento dei rifiuti per 10 o più anni, dal momento in cui verrebbe realizzata la discarica nel Comune; per gli altri anni pagherebbero al 50 %.

Il comune ospitante, individuato mediante estrazione a sorte tra i comuni che comunque, prima o poi, dovranno ospitare una discarica, riceverebbe una compensazione ambientale, il cui valore va individuato, per metro cubo di FOS e sovvalli smaltiti.

Dal punto di vista tecnico, si deve porre seriamente l’obiettivo di non inquinare anche durante i lavori, di non determinare una minaccia ambientale permanente e di potere realizzare una agevole e valida ricomposizione ambientale dei siti che saranno interessati da discariche di FOS e sovvalli.

Ad esempio la superficie impegnata, ubicata in un contesto geoambientale idoneo, dovrebbe essere di pochi ettari per sito, raggiungibile con una strada che non comporti l’attraversamento di aree abitate.

L’isolamento dei rifiuti e del percolato alla base della vasca deve essere garantito da uno strato di argilla preparata e compattata come quella che costituisce il nucleo impermeabile di una diga in terra, in modo da rappresentare una barriera insuperabile per secoli.

L’inquinamento durante i lavori può essere evitato attrezzando il sito con almeno due o più vasche modulari, adeguatamente impermeabilizzate e attrezzate, nelle quali lo smaltimento avverrebbe sotto la protezione di ampie tettoie smontabili, in modo da evitare la formazione di percolato anche durante lo smaltimento.

Il volume massimo accumulabile sarebbe compatibile con la ricomposizione ambientale in modo da non alterare il paesaggio.

Appena colmata una vasca, senza produrre percolato, l’area sarebbe completamente sigillata e impermeabilizzata e ricomposta ambientalmente mediante la copertura con argilla che deve essere mantenuta umida ed impermeabile anche durante il periodo non piovoso da un efficace impianto di “innaffiamento”.

La struttura smontabile di copertura sarebbe tolta e utilizzata per attrezzare un’altra vasca. 

La proposta può certamente essere migliorata; potrebbe rappresentare l’innesco della soluzione di questa interminabile e deprecabile emergenza rifiuti. I cittadini e gli amministratori responsabili non possono più tollerare che un Commissario, dietro lo spauracchio dell’emergenza, non rispetti l’ambiente e metta a rischio l’economia e la salute dei cittadini, anche nelle zone dove l’emergenza non c’è, in attesa che prima o poi scoppi una grave catastrofe (epidemia, inquinamento di acque e suoli, crollo dell’economia basata sulle risorse ambientali).

Prof. Franco Ortolani

Ordinario di Geologia

Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio

Università di Napoli Federico II

 

 

CIRCOLI P.R.C. – S.E. DEGLI ALBURNI

EMERGENZA AMBIENTALE NEGLI ALBURNI

 

 

In questo stato d’emergenza ambientale e sociale indotto il nostro territorio della potenziale ubicazione della discarica a Serre, i Circoli P.R.C. – S.E. degli Alburni (Postiglione, Serre e Sicignano degli Alburni), a partire da quelle considerazioni espresse nel documento programmatico unitario del 2/12/2006, che si sono rivelate, purtroppo, di grande attualita’ nei nostri giorni, concordano e propongono il presente documento.

Nella relazione programmatica abbiamo espresso quel disagio e quella paura dei compagni sulla marginalizzazione dall’area Alburni abbandonata a se stessa e individuata, ormai, solo come sito idoneo per smaltire costantemente una massa di rifiuti di dubbia e varia provenienza nella discariche gia’ presenti (Macchia Soprana, Basso dell’Olmo) e dislocate un po’ ovunque nella nostra area. Non contenti di questo, si individua per l’ennesima volta, in piccoli centri delle aree interne,il sito idoneo per ubicare una megadiscarica regionale, un mostro da centinaia di tonnellate giornaliere che dovrebbe risolvere la situazione di emergenza napoletana e regionale e soprattutto una incapacita’ politica decennale, di costruire un piano programmatico efficace sulla problematica rifiuti. I vari commissari regionali incaricati, si sono susseguiti dissolvendo e non risolvendo il problema con conseguenze disastrose alla stregua del percolato di Basso dell’Olmo che dissolvendosi nel Fiume Sele incrementa un disastro ambientale gia’ irreversibile. Il problema della discarica di Serre sembra confermarci, ormai, che le nostre noze interne e montuose, sono considerate, da costoro, alla stregua di fogne potenziali da poter utilizzare a proprio piacimento al momento opportuno e soprattutto in situazioni di emergenza come questa. I compagni dell’Area Alburni non vogliono essere spettatori di cio’ che portera’ all’annientamento delle gia’ povere ma uniche fonti economiche per le nostre popolazioni (agricoltura e turismo).

Non solo Serre ma tutto il comprensorio alburnino rischia di diventare il simbolo negativo riconosciuto solo per una megadiscarica regionale. Cio’ portera’, in termini d’imaggine,ma soprattutto economici, danni notevolissimi alle aziende casearie di Serre (latte, mozzarelle) alle cooperative d’olio di Postiglione, alle vendite di castagne di Sicignano,e nello stesso tempo abbattera’ definitivamente un turismo gia’ povero incapace di decollare come il nostro Parco degli Alburni. Partendo da quanto detto, i compagni stanno inpegnandosi nella sensibilizzazione e informazione delle comunita’ locali, anche quelle piu’ distanti, sui danni indotti dalla discarica attraverso dibattiti, incontri con le popolazioni, con gli amministratori locali, il comitato contro la discarica di Serre, le popolazioni in sit.in permanente a Serre, con la testimonianza e l’aiuto di tutti gli elementi del partito (istituzionali e dirigenziali) cercando di incrementare quella riflessione critica nella gente, disinformata e apparentemente lontana da tali problemi (nei comuni piu’ distanti). Una serie d’iniziative, in tale direzione, ci sembra opportuna e fondamentale nel continuare questo processo che non si fermi ma continui costantemente. La partecipazione spontanea gia’ avvenuta, degli amministratori dei nostri comuni, di componenti politiche diverse e tavolta anche lontane dalla nostra, ci induce ad andare avanti intal senso tutti uniti. I circoli dell’area alburni, questa area dell’entroterra, manifestano con forza le loro problematiche ma anche il loro impegno comune nel cercare di dare una mano alla soluzione di problemi che ormai da troppi anni gravano sulla nostra testa.

 

Circoli P.R.C. – S.E. Sicignano degli Alburni- Postiglione- Serre

 

 

 

Inceneritori o termovalorizzatori?

Emergenza immondizia

 

Sono vent’anni che un’ammorbante e perniciosa propaganda pubblicizza ad ogni piè sospinto una fantomatica emergenza dei rifiuti solidi urbani.

Nella mente di ogni cittadino “normale” si è fatta strada la falsa consapevolezza che se ciascuno di noi produce immondizia, questo prodotto indesiderato, da qualche parte deve pur esser messo a dimora. È chiaro che nella testa dei cittadini e di coloro i quali ne rappresentano le istanze collettive nelle sedi istituzionali, una volta accettato il principio che l’unico modo per smaltire i rifiuti è una dimora sicura dal punto di vista ambientale ed economico, l’unica preoccupazione che resta è quella di assicurarsi che la dimora sia il più lontano possibile dal proprio territorio.

Anche un bambino capisce che dall’uomo di Cromagnon, passando per gli Egizi, i Romani, il Medio Evo e l’attuale era cosi detta post-moderna, i rifiuti si producono in maniera correlata all’aumento delle popolazioni umane ed alla tecnologia in loro possesso. Si calcola che in questa famosa epoca per ogni unità di prodotto consumato ve ne siano quattro di rifiuti.

Il nostro “bambino” capisce che la produzione di rifiuti è stata, è e sarà un problema ed un dramma che aumenterà in maniera esponenziale se si continua a smaltire i rifiuti alla maniera dell’uomo di Cromagnon, cioè buttandoli fuori dal proprio giardino.

Il nostro immaginario ed ingenuo “bambino” si fa una domanda: è possibile che tutti gli arci-intelligenti professori universitari, eroici ed incorruttibili politici che lautamente vengono pagati da noi, più famosi contribuenti, continuino a non capire ciò che anche un bambino può capire? È possibile che nell’era post-moderna dove si è sviluppata una tecnologia così sofisticata da spedire un missile con testate nucleari da un canto all’altro della terra con precisione millimetrica e capace di colpire obiettivi strategici (musei, fabbriche di farmaci, foreste incontaminate, moschee, scuole, donne, bambini, popolazioni inermi) non si riesca a promuovere un sistema di smaltimento dei rifiuti diverso da quello di Cromagnon, nostro progenitore, che ha abitato la terra quarantamila anni fa?

In realtà, per chi ha la sfortuna di dover viaggiare sulle autostrade campane, si renderà drammaticamente conto che viene assediato da un’ammorbante cappa di aria puzzolente sprigionata dalle miriadi di discariche, speciali e non, dalle eco-balle, dai CdR disseminate su tutto il territorio. Le città, i piccoli e grandi centri, le zone rurali sono ormai assediate dalle immondizie.

Il nostro cittadino “normale” cosa è costretto a pensare? «Il mondo è diventato così piccolo ed ognuno di noi è così vicino all’altro che non è più possibile smaltire l’immondizia fuori dal proprio territorio». Ohibòh ed ecco che un cavaliere senza macchia e senza paura, l’eroico Bertolaso, con l’appoggio di un altro incorruttibile scudiero degli interessi generali, l’arci-intelligente governatore Bassolino vengono in soccorso al povero, indifeso e disorientato cittadino contribuente.

Et voilà la salvifica soluzione! «Vi piazziamo minimo due inceneritori in Campania come quello di Brescia ed ecco che l’immondizia verrà magicamente dissolta nel nulla!». «Attenti a quei due!» direbbe l’onestissimo mago Donascimiento.

A tal proposito, inquietante è l’articolo apparso sul quotidiano “Il Mattino” di un laureando che nella sua tesi di laurea propagandava, improvvidamente, il marchingegno infernale, detto termovalorizzatore, di Brescia.

Noi vogliamo ricordare a tutta questa pletora di microfoni in cravatta e non, che in natura nulla si crea e nulla si distrugge.

Gli inceneritori producono più immondizia di quanta ne dovrebbero smaltire poiché ogni materiale per bruciare si deve combinare con l’ossigeno  Quindi possiamo dire, senza esagerazioni, che possiamo addirittura “creare” immondizia, più immondizia di quanta tentiamo di smaltirne!

Molta immondizia, il 66% si propaga nell’aria sotto forma di fumo denso, cancerogeno, che si combina con il vapore acqueo e solo il 33 %, i fanghi, ripropongono il problema della messa a dimora. Qualcuno potrebbe dire che è molto meglio smaltire un terzo dell’immondizia che l’unità intera. A questo praticone, pardon, anch’egli superintelligente dobbiamo ricordare che da quei fumi densi si sprigiona una quantità di diossina, furani, idrocarburi policiclici, e P.I.C. (particelle incomplete della combustione) che si propagano nell’ambiente ed inquinano irrimediabilmente le acque, i terreni e l’aria. Queste sostanze entrano nella nostra catena alimentare, l’esempio classico che si fa è quello che le diossine vengono smaltite dagli organismi viventi solo nel genere femminile perché vengono concentrati nel latte. Le mozzarelle, quindi,  sono dei concentrati inimmaginabili di diossina. Potremmo sembrare terroristi, ma, anche gli umani hanno il proprio genere femminile che allatta gli indifesi neonati, i nostri figli! Per quanto riguarda invece i fanghi oltre alle sostanze suddette responsabili di cancri al fegato, al pancreas, leucemie, sclerosi multiple, allergie atopiche si associano metalli pesanti come cadmio, piombo e mercurio. Questo composto è così tossico che bisogna rendere le discariche particolarmente impermeabili, vengono dette discariche speciali e come è facilmente comprensibile sono c-o-s-t-o-s-i-s-s-i-m-e. Forse è il caso di rinfrescarci la memoria ricordando che negli U.S.A. per l’opposizione dei cittadini e delle municipalità molti inceneritori sono stati dismessi, che in Ontario, in prossimità dei Grandi Laghi, sono stati demoliti tutti gli inceneritori responsabili dell’inquinamento dei laghi stessi e dell’enorme diminuzione della bio-massa. Dobbiamo inoltre ricordare che il nostrano marchingegno bresciano è sovra-dimensionato, condizione per la quale confluiscono in questa bomba chimica a tempo l’immondizia anche dei paesi limitrofi. Il danno alla salute ed all’ambiente è ormai acclarato ma c’è un ulteriore danno che viene perpetrato sulla società: vengono di fatto inibite le politiche di raccolta differenziata e del più importante riciclaggio!

A questo punto ci sorge un dubbio: è possibile che questi politici, i nostri rappresentanti istituzionali, i nostri sopraffini scienziati, professoroni universitari non sanno tutti questi fatti? Solo noi possiamo informarci in maniera non ideologica visitando (cosa che invitiamo a fare a chi legge queste righe) i siti internet specialistici di queste materie? La domanda è chiaramente retorica, la risposta è no! Anche loro sanno meglio di noi i danni alla salute, all’ambiente ed alle organizzazioni sociali che queste politiche comportano! Ed allora perché se lo sanno continuano ad assediarci con le immondizie, a proporci soluzioni ancora più dannose delle discariche ricattandoci sotto la scure dell’emergenza? Se parlassimo con il pizzicagnolo sotto casa direbbe: «Ci sono interessi economici!». E quali sono questi interessi? Entriamo nel merito. Noi abbiamo la brutta abitudine di non farci “i fatti nostri” e siamo andati a vedere che la FIBE di cui è proprietaria la Fondazione Agnelli, con un nugolo di aziende satelliti, ha monopolizzato l’affare immondizia a livello nazionale. Monopolizzare in questo caso significa centralizzare il fio che le famiglie italiane versano per lo smaltimento dei rifiuti. Venti milioni di famiglie che versano molti 50 euro al mese alla FIBE. Questo significa miliardi di euro contanti che possono essere investiti sui mercati internazionali, guarda un po’ proprio in quelle aziende che producono farmaci come l’interferone per le sclerosi multiple, gli antistaminici per le allergie atopiche, le chemioterapie per la cura delle leucemie e dei cancri al fegato ed al pancreas, in quelle aziende di hi-tech medicale che producono strumenti per la diagnosi di queste malattie. E come se non bastasse, per acquistare le falde acquifere non inquinate ed investire in quelle aziende multinazionali agro-alimentari che producono in California, per esempio, viti, ulivi ed alimenti di zootecnia che vengono irrimediabilmente contaminati qui in Campania ed in Italia. Fra vent’anni se le nostre falde acquifere, i terreni, l’acqua ed i fiumi saranno irrimediabilmente contaminati e non saremo più autonomi da un punto di vista produttivo, almeno per quanto riguarda il settore zootecnico ed agro-alimentare, quanto costerà la nostra sopravvivenza? Non potremmo più produrre nulla che non sia contaminato, dovremmo acquistare tutto da queste aziende che avranno il monopolio dei fabbisogni primitivi dell’uomo, saremo costretti ad essere clienti in un immanente ricatto. Ci fa piacere ricordare la frase di Giobbe Covatta che dice: “Questo mondo non l’abbiamo preso in eredità dai nostri genitori, ma in prestito dai nostri figli.” Cosa stiamo restituendo a costoro? Riflettiamo e tentiamo di collaborare per promuovere ed imporre politiche di riciclaggio.

 

                                                                                Cittadini parzialmente liberi.

 

Rifiuti, si brucia solo il denaro

L’emergenza costa 5 milioni il mese, riaperte le discariche delle cosche
29/10/2006
di Fulvio Milone

Andrà a finire come dice il presidente della Commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: «Nel '94 vennero chiuse le discariche perché c'era il sospetto che fossero controllate dalla camorra. Ora siamo costretti a riaprirle senza aver eliminato la camorra dal ciclo dei rifiuti». Insomma, quasi una dichiarazione di resa davanti al disastro dell'emergenza senza fine in cui sta affondando la Campania.
E dire che tutto cominciò da lì, dai sigilli messi a quelle immense fosse maleodoranti affidate il più delle volte a ditte collegate ai clan, che sulla spazzatura macinavano miliardi: fu il principio di una rivoluzione che, sulla
carta, avrebbe dovuto portare la regione all'avanguardia in fatto di smaltimento dei rifiuti. Sulla carta, solo sulla carta.
In realtà, la guerra all'immondizia che invade le strade e che nessuno ha saputo fino ad oggi dove mettere è quasi persa. Persa con disonore, se si considera lo spropositato esborso di danaro pubblico e il numero delle inchieste giudiziarie (40) aperte dalla magistratura decisa a vederci chiaro su un'emergenza che dura da dodici anni.

Macchina mangiasoldi
Il Commissariato straordinario per l'emergenza rifiuti sembra una macchina mangiasoldi più che un organismo messo su per risolvere un problema che
neanche un funzionario esperto come Guido Bertolaso, da poche settimane alla guida della struttura, può far funzionare come dovrebbe. E così, due giorni fa, quando la Commissione ambiente si è presentata a Napoli per capire che cosa stia succedendo nella regione sommersa dalla spazzatura, i senatori si sono trovati di fronte a una situazione da brividi. I conti del Commissariato fanno spavento. Il deficit mensile si aggira sui cinque milioni di euro. Bisogna ad esempio coprire i costi di gestione dei Cdr, gli impianti per la lavorazione dei rifiuti destinati ai termovalorizzatori che, però, non sono mai stati realizzati.

Il risultato è che in Campania si sono accumulati 5 milioni di ecoballe: si calcola che per portarle chissà dove occorrerebbero 250 mila tir; e se per incanto i termovalorizzatori inesistenti cominciassero a funzionare, impiegherebbero non meno di 30 anni per smaltire gli arretrati. E poi c'è il capitolo sulla raccolta differenziata affidata ai 2.134 addetti: un'iniziativa lusinghiera, se non fosse per il fatto che la «differenziata» nella città più popolosa della regione, Napoli, è ferma all'8 per cento.

Le emergenze
Secondo le stime ufficiali, il Commissariato straordinario per l'emergenza rifiuti è costato fino al 2004 8.500 miliardi delle vecchie lire. Impiegati per
far cosa, visto che nessuno è finora riuscito a tenere le strade sgombre dalle 7.200 tonnellate di spazzatura prodotte ogni giorno nella regione? E' quanto vuole accertare la magistratura. Le inchieste ipotizzano i reati più svariati, dall'associazione a delinquere alla frode, dalla corruzione al falso materiale. Alcune indagini riguardano anche la composizione e l'operato delle commissioni di collaudo degli impianti Cdr, oltre che i rimborsi spese liquidati ad alcuni funzionari e ritenuti a dir poco eccessivi.

Scarsa collaborazione
Guido Bertolaso ha evocato immagini sinistre paragonando la Campania a «un ammalato in sala di rianimazione». Quando viene a Napoli
è protetto da una scorta: non ha ricevuto minacce precise, ma con il suo lavoro potrebbe toccare gli interessi di persone con pochi scrupoli. L'infiltrazione della malavita nel business dei rifiuti è un rischio, certo, ma Bertolaso ha fatto capire che per ora non è l'emergenza più grave.

«La camorra non deve diventare un alibi per coprire disfunzioni», ha detto, riferendosi alla scarsa collaborazione degli enti locali che «non hanno fatto la loro parte». Il Commissariato straordinario, ha detto Bertolaso, «spesso è usato come un parafulmine da chi non si assume le sue responsabilità. E' bizzarro leggere sui
giornali di rappresentanti di comuni che si lamentano perchè non sanno come recuperare l'immondizia dalla strada: il compito del commissario è quello di indicare dove portare i rifiuti, e non come vanno raccolti».

 

L’AFFARE “MONNEZZA

 

In questo disastro ampiamente annunciato c’entrano tutti coloro che da tempo sull’affare monnezza hanno costruito le loro fortune economiche e politiche. C’entrano le mafie, la mafia delle "famiglie", che hanno gestito quote decisive di raccolta e smaltimento rifiuti utilizzando metodi "sbrigativi", scaricando per anni in fossi improvvisati (o, nascostamente, anche nelle discariche autorizzate) ogni tipo di schifezza. La mafia delle amministrazioni insospettabili e degli imprenditori "legali" che, appaltando il "lavoro sporco" alla camorra, hanno lucrato tangenti e profitti favolosi.

Non di inefficienza si tratta, non di incapacità, ma di un modo estremamente efficace e rapido per padroni, camorristi e rappresentanti politici borghesi di accumulare capitale, fregandosene delle conseguenze sulle popolazioni coinvolte.

Il mercato illegale dei rifiuti ha la benedizione di fatto degli stessi stati, a partire da quello italiano. Il nostro paese ha infatti impianti tali da smaltire solo il 70% dei rifiuti prodotti (una percentuale che si abbassa decisamente al sud), la qual cosa equivale a sancire che il restante 30% deve "sparire" con le tecniche che conosciamo.

E’ questo il motivo per il quale nessun partito borghese ha cercato di cavalcare la protesta, neanche demagogicamente una destra alla opposizione, mentre verdi e ambientalisti, ormai, si sono specializzati a consigliare le tecniche migliori per tenere i giardini dei ricchi fuori da questo imbarbarimento, non riuscendo a vedere altro che mafiosi sotto i panni dei proletari.

Di fronte a tale realtà semina solo illusioni chi torna a proporre come soluzione la necessità di una moralizzazione della vita pubblica, di una alleanza tra gli onesti per contrastare il connubio tra imprenditoria legale ed illegale, e tra questa ed i politici corrotti. Si continua a vedere cioè i problemi del Sud come problemi locali, come una deviazione dal capitalismo "sano", mentre invece dovrebbe essere ormai evidente anche ai ciechi che si tratta solo dell’altra faccia di un fenomeno unitario. In breve, il caos, il degrado, l’illegalità diffusa del Sud non sono un accidente casuale, ma il risultato locale del modo in cui si è realizzato e sviluppato il capitalismo in Italia, nel contesto della divisione internazionale del lavoro. Detto in altri termini: il capitalismo al Sud non potrebbe esistere altrimenti che nelle modalità con le quali noi lo conosciamo. Per distruggere i suoi effetti particolarmente odiosi è necessario attaccarne la radice unitaria su cui esso è organicamente innestato.

Del resto l’emergenza rifiuti in Campania ha solo evidenziato una situazione comunque in via di esplosione e che comincia ad esserlo in tutto il pianeta. Basterebbe dare una occhiata un po’ più in là per scorgere devastanti immagini di paesi interi invasi dai rifiuti, in particolare nei grandi agglomerati urbani di milioni di abitanti del terzo mondo. Questi paesi, oltre a riprodurre i meccanismi sopra ricordati per lo smaltimento dei rifiuti e a non avere la possibilità economica di realizzare una raccolta efficace, subiscono quell’odioso mercato, di rifiuti tossici di casa nostra spediti loro per poche lire. Questo traffico di rifiuti dei paesi ricchi si è indirizzato prevalentemente verso quelle regioni poverissime dove i nostri cannoni avevano già aperto la strada, come la Somalia, l’Eritrea e l’Etiopia.

Ma è sin troppo evidente che, anche laddove non esiste questo "mercato parallelo" e dove non si arriva ad eventi così eclatanti come quella recente in Campania, la situazione è spesso ugualmente drammatica.

Le statistiche ci dicono che per ogni aumento dell’1% del prodotto interno lordo di una nazione, la sua produzione di rifiuti cresce almeno del 2%, e che la stragrande maggioranza dei rifiuti di un paese ricco sono rifiuti industriali. Per le imprese, impegnate nella lotta a coltello per battere i concorrenti internazionali (sulla pelle dei propri lavoratori), le spese necessarie alle bonifiche e agli smaltimenti "regolari" sono sempre più una voce "intollerabile, ecco perché si ricorre allo smaltimento illegale affidato alle mafie. Nei bilanci delle famiglie proletarie, invece, la tassa sui rifiuti diventa una voce sempre più "pesante", e ancor più è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Indicativa la vicenda di alcuni paesi del nord Italia, dove in seguito all’impegno profuso per collaborare alla raccolta differenziata, gli abitanti si sono visti raddoppiare le tasse per i rifiuti solidi urbani.

Del resto, non c’è da stare tanto tranquilli circa le promesse di smaltimento effettuato attraverso inceneritori e altri sistemi presentati come "puliti", poiché i loro effetti tossici sono anche peggiori delle discariche a cielo aperto.

E’ evidente che la soluzione non può essere quella di spostare i propri rifiuti sotto la casa di qualcun altro, né quella di illudersi che il problema si risolva perché lo si rende meno appariscente. La questione è banalmente che oggi si produce troppa immondizia, al di là di ogni ragionevole necessità umana, e di una qualità tale da rendere praticamente impossibile un suo smaltimento e riciclaggio che la reimmetta nel ciclo biologico naturale facendola diventare una risorsa invece che una piaga velenosa.

Ma questo accade perché la produzione di beni materiali non viene effettuata, se non come effetto secondario, per soddisfare i bisogni umani, bensì per alimentare la insaziabile sete di profitto del capitale. Ciò impone un aumento continuo della produzione e un continuo rinnovo dei beni prodotti, che alimenta in maniera esponenziale ed incontrollabile la produzione di rifiuti e della loro tossicità.

Non è possibile mettere sotto controllo la produzione di rifiuti, senza eliminare l’anarchia della produzione capitalistica fondata sulla legge del profitto.

Quella stessa legge che oramai pervade tutti gli aspetti della vita e che sta rapidamente stravolgendo in senso distruttivo la natura e la vita dell’uomo; basta pensare all’aumento dell’effetto serra e le disgrazie che porta, all’avvelenamento dei cibi animali e vegetali. Dovrebbe essere ormai chiaro che la sottomissione alle leggi del mercato a cui ci invitano quotidianamente politici e giornalisti borghesi, non solo alimenta lo sfruttamento dei proletari, come possiamo constatare quotidianamente, ma mette sempre più in pericolo la stessa possibilità di sopravvivenza della specie umana.

Non si tratta però di denunciare gli effetti dovuti alla manomissione della natura per proporre impossibili "ritorni al passato". Il vero nemico non è lo sviluppo delle forze produttive; il progresso ci permetterebbe di vivere meglio, mangiare meglio, lavorare meno, se solo fosse messo al servizio dell’umanità e non del capitale.

Le lotte dei proletari di questi giorni rappresentano un sano risveglio ed un esempio da seguire contro un insopportabile degrado, ma se non vogliono esaurirsi in una fiammata ed in una lotta tra poveri, devono inserirsi in un movimento più ampio che si ponga come obbiettivo quello di sostituire l’attuale barbarie capitalistica con una organizzazione cosciente e consapevole dei rapporti tra gli uomini e tra questi e la natura, e cioè con il comunismo.

Per far questo bisogna ridare forza alla lotta del proletariato contro il capitalismo, occorre riconquistare una organizzazione di classe, indipendente e contrapposta allo stato borghese, che si batta fino in fondo per l’abbattimento di questo sistema, abbandonando l’idea di poterlo rendere più umano e civile, che qualcuno possa rappresentarci, tutelarci, difenderci.

 

 

La politica in discarica

Giovanni De Luna, La Stampa, 01-11-2006

 

NAPOLI è dunque ritornata prepotentemente al centro di una «questione nazionale». L'appello del Presidente della Repubblica ripercorre tutte le «emergenze» criminali, ambientali e culturali, dalla violenza nelle strade ai rifiuti, che hanno reso ancora più drammatica la situazione. Non metterei però troppo l'accento sulla «latitanza» dello Stato. Certamente c'è, e l'emergere tumultuoso di una «questione settentrionale» l'ha resa ancora più acuta. Ma i «nodi» da sciogliere restano ancora principalmente il peso della camorra da un lato, il ruolo della politica locale dall'altro.
Sul primo punto, ancora recentemente Isaia Sales ci ha offerto delle indicazioni
che vale la pena riprendere. Paragonata alla mafia la camorra si presenta infatti con alcune marcate specificità: nessuna struttura centralizzata tipo Cosa Nostra, nessuna gerarchia né una vera e propria «cupola» cui obbedire, ma una dimensione policentrica, diffusa, multiforme. Se la mafia è uno Stato nello Stato, la camorra è una società senza Stato e contro lo Stato. Da questa definizione deriva l'immagine di una camorra che, come una schiuma bavosa e appiccicaticcia, aderisce alla società napoletana, la plasma insinuandosi nelle sue pieghe e nei suoi interstizi in un unico, inestricabile groviglio. Questa consistenza da medusa le ha consentito di rimodellarsi di volta in volta sulle varie configurazioni politiche e sociali assunte da Napoli nella sua storia ottocentesca e novecentesca. Ed è anche grazie a questa mancata rigidità che non ha mai dovuto scontrarsi direttamente e militarmente con lo Stato, come è successo invece alla mafia tra il 1992 e il 1994. Risultato: la camorra è diventata in Italia l'organizzazione criminale più sanguinaria e pericolosa: 7 mila affiliati e 3500 omicidi negli ultimi 25 anni, per intenderci.
Mentre la camorra si ingrassava e accresceva il suo potere, Napoli è stata governata dal centro-sinistra (da Bassolino, dal 1993 al 2000, dalla Iervolino poi), avendo
già in passato sperimentato per otto anni (dal 1975 al 1983) le «giunte rosse» con Maurizio Valenzi. E qui arriviamo al secondo punto. L'intreccio tra la mafia e il potere democristiano in Sicilia, prima di essere definitivamente sancito in chiave giudiziaria, era una sorta di ovvietà politica. L'alleanza tra la mafia e i vertici della Dc siciliana (Lima, Ciancimino) era un accordo tra due poteri simmetrici, confermando in questo senso la «statualità» dell'organizzazione mafiosa. Ora abbiamo visto come questa configurazione sia impossibile quando c'è di mezzo un organismo acefalo come quello della camorra. Escludiamo quindi la possibilità che il dilagare della violenza criminale a Napoli sia frutto di un'alleanza organica tra politica e camorra. Resta comunque il fatto che la prima non è riuscita a contrastare lo sviluppo della seconda.
Anzi, gli spazi che la camorra ha usato per accrescere il suo potere e il suo prestigio sociale sono proprio quelli delle «emergenze» irrisolte, dei «nodi» che l'amministrazione comunale non è riuscita a sciogliere, dalla disoccupazione «organizzata» alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti. Esponenti camorristici si sono mescolati al disagio e alla disperazione che - dal 1975! - alimentano il movimento dei «disoccupati organizzati», mentre intorno al
ciclo della spazzatura è cresciuto un tumultuoso partito del «tutto in discarica», controllato e gestito dalla camorra; morale, dopo 12 anni di Commissariato straordinario di governo per l'emergenza rifiuti, Napoli e la Campania non hanno ancora trovato una via d'uscita. Il Piano Regionale, varato oltre dieci anni fa dall'allora presidente della giunta regionale Rastrelli, è fallito pienamente così che si è arrivati fino a oggi, a uno sconsolato Guido Bertolaso (il capo del Dipartimento di Protezione Civile e neo-commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania) che ha riconosciuto «sul campo» la vittoria della camorra su questo fronte.
L'incapacità dei poteri pubblici è stata quindi la sponda offerta alla camorra perché potesse dilagare, insinuandosi in tutti quei territori che la politica non è riuscita a presidiare efficacemente. Non si tratta, però, solo di inefficienza amministrativa. La mia impressione è che in realtà le giunte di centrosinistra abbiano operato una drastica rottura con i filoni culturali e politici che hanno segnato il loro passato. Nella sinistra italiana (ma anche in settori della Dc e in uomini come Pasquale Saraceno o Ugo la Malfa) c'era una concezione della politica ispirata a quel meridionalismo democratico che per anni
aveva incentrato le sue speranze sul mito del «buon governo», sulla possibilità di guidare dall'alto un processo in cui la questione meridionale fosse sradicata dalle sue specificità culturali e sociali per integrarsi definitivamente nel tessuto nazionale. C'era, alla sua base, una fiducia totale nella capacità di rigenerazione morale della democrazia: bastava allargare la presenza dei partiti e delle istituzioni per colpire a morte le radici localistiche del cancro mafioso e delle sue metastasi. Dilatare gli spazi dell'intervento pubblico, aggredendo le chiusure privatistiche del «familismo amorale»; era il cuore della visione «giacobina» di La Malfa, della sua fiducia in una dimensione pedagogica della politica, in grado di sostituirsi all'opacità e all'inerzia della società civile. La politica doveva dissolvere le vecchie appartenenze naturalistiche e clientelari, riformulare un progetto di società in grado di svuotare dall'interno una «napoletanità» in cui troppo labili erano i confini tra i «valori» della camorra e quelli della gente comune.
Questo progetto «riformista» naufragò definitivamente nella fase convulsa seguita al terremoto del 1980. Di fatto, oggi, la politica a Napoli tende ad aderire alla società, più che a trasformarla; per ottenerne il consenso (che in termini elettorali per Bassolino è sempre stato
altissimo) si finisce per rispettarne ruoli e gerarchie, valori e tradizioni, privilegiando lo status quo. Ma in questo modo si finisce per «rispettare» anche la camorra, che nello stato di cose esistente prospera e ingrassa. Questo «aderire senza sabotare» ripropone molte delle analogie con il modello organizzativo camorristico, impedendo che venga percepita una netta differenziazione: si adegua alla stratificazione sociale e culturale della città, ne interiorizza i meccanismi di controllo, si modella sui suoi assetti più tradizionali e conservatori. Questo «rispecchiamento» tra amministratori locali e società civile, tra eletti e elettori, dovrebbe essere la normalità in una situazione normale. E di fatto il ceto politico locale punta a autorappresentarsi in termini di efficienza pragmatica e buona amministrazione. In realtà, a Napoli, anche la normale amministrazione è un'emergenza e come tale va affrontata.

 

Rifiuti: quanto può durare l’emergenza?
Fulvia Bandoli, L'Unità 22 ottobre 2006

La situazione che si registra in varie Regioni d’Italia ed in particolare in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria ci dice che siamo ancora ben lontani dalla soluzione di un’ emergenza che ci colloca tra i paesi più arretrati d’Europa per quel che attiene l’organizzazione di un ciclo dei rifiuti che sia sostenibile per il territorio, sicuro per i cittadini, capace di recuperare materia, calore ed energia dal riciclaggio e dalla raccolta differenziata, e di portare ogni Regione all’obiettivo dell’autosufficienza.
In più nel nostro Paese c’è un ruolo provato ed evidente delle ecomafie e questo è un ulteriore elemento di preoccupazione
. Il giro d’affari che mafia e camorra realizzano attraverso il trasporto, lo smaltimento abusivo e indifferenziato di tutti i tipi di rifiuti
( soprattutto dei tossico-nocivi) supera i trenta miliardi di euro. E su questo punto occorre fare un po’ di chiarezza…certo è vero che una buona parte dei rifiuti urbani della Campania stanno girando in queste settimane per essere trattati in altre regioni italiane prevalentemente del nord, ma è altrettanto vero che tanti e tanti rifiuti tossici prodotti dalle imprese del nord vanno a finire proprio in Campania e in altre regioni del sud in discariche abusive gestite,
si fa per dire, dalla criminalità. La domanda è semplice: come mai industrie del nord conferiscono direttamente alla camorra e alla mafia i loro rifiuti industriali? Perché spendono meno di quanto spenderebbero a trattarli in impianti seri e controllati sul loro territorio. Il traffico dei rifiuti non è a senso unico dunque, e ci sono tanti nord e tanti sud…diversi paesi d’Europa, ad esempio, come dimostra l’ultimo carico di veleni scaricato in Costa D’Avorio e che ha provocato la morte e l’avvelenamento di cittadini di quel paese, imbarcano le loro scorie più velenose e le spediscono in Africa, complici i governi africani che per poche lire se li prendono in mancanza di altrui aiuti. A molti di noi è capitato in questi anni di visitare immense discariche di rifiuti di ogni genere in Africa, sulle quali vivono ( si fa per dire) centinaia di migliaia di persone malate di ogni tipo di malattia infettiva e di sentirci dire che quei rifiuti provenivano in gran parte dal nord ricco e industrializzato, dai nostri Paesi. Insomma bisogna mettere ordine nel ciclo dei rifiuti in Italia e in Europa anche per evitare di trattare l’Africa come la nostra pattumiera. Altrimenti non c’è cooperazione allo sviluppo che tenga!
Come ha scritto Baumann ,qualche anno fa, attraverso il paradigma dei rifiuti si legge un bel pezzo dei caratteri attuali della globalizzazione e delle ingiustizie crescenti che la caratterizzano.. Peccato che il moderno pensiero riformatore si applichi pochissimo a questi temi.
Ma torniamo all’Italia e alla Campania in particolare.
Io ho piena fiducia nel commissario straordinario Bertolaso, nominato recentemente per affrontare l’emergenza Campania, perché l’ho visto al lavoro nella protezione civile, nella gestione del Giubileo a Roma e perché gli riconosco coraggio e obiettività d’analisi. Non è dunque con lui o con altri commissari straordinari che
io intendo prendermela.
Pongo un altro tema che interroga la politica nazionale e locale e i governi regionali. Non è forse vero che se l’emergenza dura anni ed anni diventa “ordinaria” e nell’accettare questo principio si rinuncia ad un serio controllo del territorio e si delega ad altri un ruolo che spetterebbe per legge in primis a tutte le Regioni?
Un’ emergenza può durare alcuni mesi, dopo di che deve tornare in campo la politica e la capacità di governare i processi da parte degli enti locali deputati, debbono trovare concretezza precisi piani regionali discussi e condivisi con le
popolazioni.
E non mi si venga a dire che non si può fare…diverse Regioni del centro-nord hanno iniziato venti anni fa a porsi l’obiettivo della chiusura del loro ciclo dei rifiuti. Hanno affrontato anni e anni di dibattiti difficili con le loro popolazioni. Si può e si deve fare e anche in fretta. E se non si comincia mai vivremo sommersi dalle emergenze periodiche. Solo così anche l’azione di un commissario straordinario trova una sponda vera per rendere efficace e non episodico il suo lavoro. In caso contrario ad un commissariamento straordinario ne segue un altro e un altro
ancora, l’emergenza diventa la regola, e si rinuncia al governo del proprio territorio. L’effetto peggiore di tutto questo è la deresponsabilizzazione sociale dei cittadini rispetto ai rifiuti che essi producono giornalmente, cittadini ai quali ad un certo punto pare non interessare più dove vanno a finire purchè non vadano sul loro territorio. Ed è ben strano, perché quelli sono i loro rifiuti.
Che fare allora? Io non credo che la soluzione sia facile e non dipende certo solo da alcune misure. Si intrecciano insieme un lavoro di programmazione serio da parte delle Regioni che non hanno e non fanno ancora
efficaci piani regionali sui rifiuti condivisi con i loro enti locali e rispettosi della legge nazionale, unitamente ad un lavoro di inchiesta e di denuncia che spetta alla magistratura e sul quale anche la recente Commissione di inchiesta bicamerale sugli illeciti nel ciclo dei rifiuti ,votata dalle camere nei giorni scorsi, potrà intervenire con rapidità. A patto che cambi il suo modo di operare e si dedichi (più che a stilare relazioni onnicomprensive) alla inchiesta puntuale su realtà territoriali particolari nelle quali insistono decine di discariche abusive e l’incidenza dei tumori (secondo i dati dell’istituto superiore di sanità) è quattro volte superiori alla norma. Se i cittadini non vedono atti concreti che migliorano la qualità della loro vita e della loro salute diventa difficilissimo convincerli anche ad accettare impianti in regola e controllati in base a tutte le norme di legge.
Per chiudere il ciclo dei rifiuti, per superare le molte emergenze bisogna dunque darsi l’obiettivo di tornare alla normalità in tempi certi e in questo sforzo vanno coinvolte le forze politiche, le comunità locali e tutte le associazioni di categoria.

Fulvia Bandoli

 

 

Per l'emergenza rifiuti spesi inutilmente 860 milioni di euro
Spaventoso sperpero di denaro pubblico in Campania
Professori, rettori, ingegneri, tecnici e studi professionali pagati a peso d'oro
. Indagato per disastro ambientale il commissariato ai rifiuti
Bassolino ha venduto la regione a Impregilo e alla camorra, deve dimettersi. Ripubblicizzare il ciclo dei rifiuti. Sì ad una seria raccolta differenziata
Redazione di Napoli
La Finanza e la magistratura napoletana stanno indagando sul vorticoso sperpero di denaro pubblico che ha accompagnato l'attività, per altro totalmente fallimentare, del Commissariato per l'emergenza rifiuti diretto prima da Antonio Bassolino e poi dal commissario governativo il prefetto Corrado Catenacci. Sotto inchiesta c'è un vorticoso giro di lucrose consulenze, progettazioni, commissioni di gara, collaudi, ricerche, affidate a dipartimenti universitari, ad aziende pubbliche e private, a studi professionali privati di docenti universitari e ingegneri, ai dipendenti dello stesso Commissariato, per un totale di un milione e mezzo d'euro.
Nella lista figurano come super pagati: Enrico Soprano
, avvocato e consulente della Regione, che appare sia come singolo professionista sia come studio associato. Il professore D'Elia che fu la mente, con Rastrelli, del piano. I rettori di Salerno e Benevento, gli ex presidi di ingegneria della Federico II, il professore Togni, numerosi ingegneri, esponente della lobby bassoliniana Diametro nonché uomini vicini alla casa del fascio, si parla anche del presidente della provincia Dino Di Palma (allora consulente al suolo e sottosuolo nonché assessore comunale di Napoli). Si pensi che un consulente bergamasco avrebbe intascato in una sola volta 73mila euro, che l'azienda mista Pan ha avuto ben 3milioni e 100mila euro per un servizio di informazione ambientale. Altri fondi sono andati al progetto Sirenetta per il monitoraggio del territorio che ha coinvolto grosse aziende come la Ericsson.
Nel "magna magna" generale sembra sia immischiato anche il genero di Clemente Mastella, Pasquale Giuditta, anche lui nell'Udeur.
Ci sono poi le cosiddette spese "fisse" del Commissario all'emergenza rifiuti e della sua equipe: in sette anni per pagare le sedi presso la Regione e presso via dei Mille sarebbero stati pagati 857mila euro e rotti; per i subcommissari e collaboratori 900mila euro; per non parlare
dei rimborsi spese gonfiati per i viaggi di responsabili e personale del commissariato. Nuove indagini riguardano le società miste nate per il problema ambientale: Recam, Pan, Smartway che in realtà sono enti clientelari e fantasma.
Il capitolo più grosso e scandaloso riguarda le spese per le opere in corso per le quali fino ad ora sono stati spesi 1.500 miliardi delle vecchie lire, in gran parte finiti nelle tasche dei padroni della multinazionale Impregilo a cui è stato affidato, niente di meno che, l'intero sistema di smaltimento rifiuti della Campania. Per le "isole ecologiche" sarebbero stati spesi 35 milioni d'euro
; 139 per attrezzature e mezzi per la raccolta rifiuti; 160 per i compostaggi, stoccaggi e trito-vagliatura; 170 sarebbero andati alle società miste impegnate nella raccolta differenziata, per il trasporto di rifiuti all'estero, soprattutto in Germania, tutti soldi mai rientrati.
È sotto gli occhi e il naso (e nei polmoni) di tutti che il piano predisposto con questa enorme massa di denaro pubblico è stato semplicemente disastroso: migliaia di tonnellate di mondezza indifferenziata scaricate nei Cdr, all'estero in Germania o Austria, nelle discariche, o portate fuori regione, pagandole dai 10 ai 45 centesimi al chilo. Il costo dei viaggi dell'immondizia non è
mai stato calcolato.
Quel che è certo è che si è trattato di un giro d'affari che cresceva, e cresce, sempre più con il crescere dell'emergenza; sembra ad esempio che per il fitto dei suoli e delle cave sia stata pagata la camorra, con la creazione di una "cupola" che ha fatto affari d'oro sul territorio campano, da Nola a Boscotrecase, San Giuseppe Vesuviano a San Vitaliano, da Cicciano a Giugliano, da Sant'Antonio Abate a Melito fino ad Acerra; a fronte dei miseri indennizzi ai contadini espropriati delle loro fertili terre per scaricarci rifiuti. A
Capaccio nell'area scelta per lo stoccaggio delle ecoballe ci sono imprenditori locali indicati dagli inquirenti come collusi con esponenti della Nuova Camorra Organizzata. Altri casi di collusione si registrano a Giugliano dove i casi accertati sono due: un terreno in località SetteCainati era di una persona che aveva una fedina penale lunghissima e una condanna per associazione camorristica, lo stesso è accaduto al proprietario di una cava sempre a Giugliano, il quale è stato interrogato dalla Dia.
Insomma la Procura di Napoli e la Finanza stanno indagando sull'intero ciclo dei rifiuti, sulla gara vinta dalla Fibe, sul compostaggio
e stoccaggio dell'ecoballe ove si annida la mano occulta della camorra, nonché sul trasporto all'estero dei rifiuti in cui agiscono le società miste, fino alle bollette telefoniche della Regione che danno numeri di connessioni a chat-line, linee porno e numeri speciali per ben 70mila euro.
Il parlamentare Sodano del PRC "attacca" chiedendo il "perché chi sapeva non ha parlato, neanche sulle maxiparcelle pagate ai professionisti e sulla gara d'appalto come è stata imposta e impostata". Una domanda che giriamo al vertice regionale del suo partito che da anni siede sugli scranni della giunta regionale! Giulio Facchi
, ex subcommissario all'emergenza rifiuti, ora ammette che "Bassolino è a conoscenza di tutto" così come i vari Vanoni e Paolucci.
Mentre sono state notificate due sentenze di condanna per la vicenda dell'inceneritore di Acerra che vertono sul piano per la sua realizzazione e sui siti di stoccaggio dell'ecoballe previsti dove doveva sorgere il polo pediatrico campano, i signori del palazzo ci dicono che "per uscire dall'emergenza rifiuti occorrono altri 400 milioni e anni di sacrifici e di duro lavoro", che "bisogna trovare altri fondi per gli inceneritori di Acerra e Santa Maria la Fossa" e quindi
urge "il nuovo piano Bertolaso" per evitare una nuova crisi rifiuti, inevitabile dato che per far smaltire tutte le ecoballe accantonate ci vorranno decenni.
"Non serviva aprire il cantiere dell'inceneritore di Acerra per risolvere il problema dell'emergenza rifiuti in Campania. La priorità dell'intervento era ed è il decollo della raccolta differenziata" afferma il presidente della Commissione bicamerale Paolo Russo che precisa :"L'adeguamento dei sette Cdr costerà non meno di 50 milioni, altri 150 per il completamento dell'inceneritore, e 200 per la realizzazione dei 40 siti di compostaggio previsti per la differenziata". Soldi da spendere solo per rimettere in
moto la questione smaltimento.
Per le ecoballe il rebus è se possono o no finire nei Cdr, dato che tali impianti, anche se bruciassero immondizia indifferenziata con tutto ciò che questo comporta, non riusciranno a distruggere tutto e quindi dalla crisi non si uscirà per nulla. Cosicché si sta pensando, e la neopodestà Iervolino ha dato il suo assenso, alla "soluzione finale": costruire un inceneritore per ogni provincia campana!
Ricordiamo che per gli inquinanti termovalorizzatori e i Cdr gestiti dalla Fibe il
project financing prevedeva l'erogazione di 850 milioni di euro verso la Fibe, una cifra che rischia di lievitare ancora se la Regione e/o la magistratura non provvederà subito ad estrometterla senza indennizzo per lo scempio ambientale che ha compiuto. Per adesso il commissario all'emergenza si è limitato ad avanzare una richiesta di rimborso per 43 milioni, ricevendo per tutta risposta dalla multinazionale una richiesta di 195 milioni d'euro di debito a carico dei comuni campani.
La Regione fa finta di nulla e chiama a verificare la trasparenza dei suoi atti al magistrato Corona il quale non sa che deve fare. Ma
ormai per le masse popolari il dado è tratto: il governatore Bassolino ha rubato la salute dei campani vendendo legalmente la "sua" regione, attraverso le privatizzazioni, alle multinazionali e alla camorra.
Basta con la privatizzazione! No agli inceneritori! Raccolta differenziata al 100%. Fuori i soldi rubati alle masse campane dai ladri delle istituzioni borghesi!
Di Bassolino non né possiamo più tutti insieme buttiamolo giù!

11 gennaio 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NO

COMMENT

I MARTIRI
DELL'AIRONEDistinguiamoci

THE ATTACK

Un attacco anomalo al nostro sito ci ha mandato fuori dalla rete tappandoci la bocca  per cinque giorni.

Aspettiamo suggerimenti su chi possa essere stato !!

Quando il “ladro delle nostre idee” tornera’ a visitarci trovera’ questo messaggio:

“Siamo in Italia Repubblica Democratica”

“Siamo in Europa Comunita’ Iperdemocratica”

“Siamo a Serre Paese di grande civiltà’” stampatelo bene in testa!!

Chiunque tu sia e da qualunque posto ci osservi non dimenticarlo mai. Non permetteremo  ne’ a te  ne’ a nessun’altro di imbavagliare le nostre idee, non riuscirai ad imbavagliare la nostra PROTESTA! Non hai vinto, e non vincerai!

 

“NON MOLLEREMO MAI”

Casella di testo: I Nostri Amici

oggi, sabato 12 maggio, circa trecento valsusini hanno bloccato il TGV
sulla linea ferroviaria italo-francese, quella che non basta
a tenerci collegati all'Europa e bisogna farne un'altra devastando
ambiente, salute,
risorse e denaro pubblico.
Una manganellata data a Serre colpisce tutto il movimento.
Che, essendo un movimento, non può restare fermo
.

Importante manifestazione dei comitati friulani a Trieste sabato pomeriggio- Migliaia di persone ( almeno 2-3000) con molti striscioni dei comitati della regione sono sfilati dalla stazione FFSS a davanti la regione in piazza Oberdan traversando tutto il centro della città controllati da consistenti forze di polizia e carabinieri. E' stata espressa solidarietà al presidio di Serre e ribadita l'importanza di un aiuto reciproco. Erano presenti: comitati della montagna friulana, in particolare i comitati della carnia contro l'autostrada carnia - cadore per la difesa del Tagliamento, contro le cave. Numerosi i comitati della bassa Friulana contro la TAV contro nuovi cementifici eppoi i comitati isontini e triestini contro il corridoio 5 e il rigassificatore.
Numerosi interventi dei comitati hanno ribadito la sfiducia verso i politici asserviti ai vari potentati economici spesso uniti in cordate i quali scambiano l'utile e le rendite loro e dei loro mandatari ( chiamato sviluppo) per quello generale.
L'intervento dell'esercito a Serre è sentito come un segnale d'attacco a tutti i comitati cui bisogna rispondere con una mobilitazione unitaria che si spera sarà lanciata dalla riunione nazionale di Aprilia.
Giù le mani dai comitati. Mobilitiamoci uniti

 

 

 

Oggi 12/05/07 il movimento no tav, dopo aver appreso le gravissime notizie
che arrivavano da Serre, dove , un’altra volta ancora, una popolazione che
lottava per difendere la propria terra e il proprio futuro è stata aggredita
in modo violento dalle forze dell’ordine, si è riunita al presidio di
Bruzolo è in assemblea ha deciso di portare concreta solidarietà alla
popolazione di Serre andando a bloccare la ferrovia internazionale
Torino-Modane dalle 17.30 alle 19.00 fermando così decine di treni.
Che sia chiaro a tutti: ogni volta che verrà attaccata una comunità che sta
lottando per il suo diritto di esistere, forte e determinata
sarà la
reazione di tutto quelle realtà sparse per l’Italia che stanno resistendo ad
una politica distruttrice delle nostre terre e del nostro futuro.
…a sarà dura…ma ce la faremo.
Comitati no tav Valle di Susa

 

 

Con queste poche righe vogliamo esprimervi la nostra piena solidarietà e tutto il nostro appoggio; questa mattina, attraverso gli sms, abbiamo saputo quanto stava accadendo a Serre. Le cariche della polizia e l'intervento dell'esercito rappresentano un evento gravissimo, attraverso il quale il Governo dimostra di non tenere in alcuna considerazione le istanze e i diritti delle comunità locali. Noi siamo al vostro fianco, perchè voi, come noi, difendete la terra; perchè voi, come noi, rivendicate il diritto della comunità a decidere del proprio futuro; perchè voi, come noi, non intendete cedere alle prevaricazioni ed alle imposizioni. Siamo indignati dalla violenza che, questa mattina, le forze dell'ordine hanno usato nei vostri confronti; siamo indignati dalla presenza dell'esercito, come se la vostra terra fosse un teatro di guerra.

Questo pomeriggio abbiamo presidiato la Prefettura di Vicenza; un gesto simbolico, certo, ma soprattutto un modo per dire che Vicenza è al fianco di Serre.

Il futuro è nelle nostre mani!

 

Presidio Permanente No Dal Molin

Vicenza, 12 maggio 2007

Presidio Permanente No Dal Molin

Via Ponte Marchese - Vicenza

www.nodalmolin.it

www.altravicenza.it

IL FUTURO è NELLE NOSTRE MANI

Difendiamo la terra per un domani senza basi di guerra.

Guarda il video

http://www.youtube.com/watch?v=DL-fQylxUjo

 

 

Casella di testo: ECCO PERCHE’ NON SI PUO’ RIMANERE IN SILENZIO…
Casella di testo: Assemblea Nazionale del Patto di Mutuo Soccorso

SERRE chiama: da ogni parte del paese arrivi la risposta

D'intesa con il presidio di Serre e quello di Aprilia l'assemblea nazionale del Patto di Mutuo Soccorso di Domenica 20 Maggio 2007 si terrà a Serre.

Sabato 12 Maggio 2007 a Serre la democrazia è stata aggredita, calpestata e ridotta a rifiuto tossico da gettare in una qualsiasi discarica abusiva. Come nel 2005 in Val di Susa le stesse violenze delle forze "dell'ordine" (!) contro una popolazione che chiede giustizia, gli stessi manganelli contro cittadini che difendono pacificamente il diritto ad avere un futuro. Serre come Venaus ha visto la stessa stessa arroganza di chi si illude di poter governare calpestando diritti e non costruendo consensi, di chi vuole sotterrare i problemi nelle discariche invece di affrontarli per cercare di risolverli: solo il governo è cambiato, ieri Berlusconi, oggi Prodi. Non ci sono governi "amici".

SERRE non si rassegna e saprà ripescare quella democrazia gettata nella spazzatura, saprà ripulirla, saprà reinventarla e la userà per difendersi: e lo farà con la determinazione di chi sa di essere dalla parte della ragione, di chi sa di non essere solo ma può contare sul sostegno concreto dei tanti che hanno sentito oggi sulla loro testa i manganelli di Serre come ieri quelli di Venaus. In diverse parti del paese sono state organizzate azioni di protesta, in Val di Susa è stata bloccata la ferrovia.

Casella di testo: LO STATO SQUADRISTA CHE CARICA Part-2

La vicenda dei rifiuti in Campania e in particolare la decisione di individuare nel nostro Comune una megadiscarica, ha assunto, sin dall’inizio, dei risvolti paradossali.

Molto spesso sono le Istituzioni, anche in modo arrogante, ad “interpretare la Legge”,  invece di  farla rispettare secondo principi chiari e validi per tutti.

In principio c’era stato detto che la scelta di allocare una megadiscarica nel nostro territorio dipendeva unicamente dalla “sventura” di avere una cava d’argilla che rispondeva pienamente a “requisiti d’idoneità tecnica”. La Comunità di Serre, come non mai, ha risposto unita contro questo disegno scellerato. Trasformare Valle della Masseria in una megadiscarica voleva dire pregiudicare per sempre lo sviluppo economico e il patrimonio ambientale del nostro territorio.  L’Amministrazione comunale per prima, con impegno e decisione, ha capeggiato la protesta dell’intera Comunità in difesa di queste legittime aspettative. Eravamo tutti convinti di essere vittime di un sopruso, ci sentivamo “figli di un Dio minore”, sacrificati all’altare della politica perché più deboli (elettoralmente), il capro espiatorio della incapacità e dell’inefficienza di altri.

DISBOSCAMENTO IN ATTO

Ad un certo punto, come in una sorta di “sindrome di Stoccolma”, ci siamo convinti che dovevamo pagare solo noi, che il diritto di legittima difesa, fino a quel punto esercitato egregiamente, come sancito dalla sentenza del Giudice Valitutti, non doveva più essere esercitato.

Che Serre doveva dare, fino ad offrire su un piatto d’argento il posto più pregiato che abbiamo dal punto di vista naturalistico:  IL BOSCO DI MACCHIA SOPRANA.

E questo nel più assordante silenzio, senza che i cittadini fossero autenticamente informati  sulla gravità che tale scelta potesse avere, in termini di danno alla salute e all’ambiente.

In nessun posto al mondo si penserebbe di allestire una megadiscarica in un bosco di querce a ridosso di un’Oasi naturalistica (150 metri) e in prossimità del fiume Sele (800 mt).

La volontà di indicare Macchia Soprana come alternativa, ha significato lo stesso sopruso perpetrato da “altri”, che “a tavolino”, avevano scelto Valle della Masseria.

Il NO a Valle della Masseria è motivato dagli stessi argomenti che ci portano a dire  

 

NO A MACCHIA SOPRANA!

A tutto ciò  si aggiunge:

Il taglio di circa 6 ettari di bosco di alto pregio, in un eccellente stato vegetativo (altro che “arbusti di scarso valore” o “querce cresciute male”), che mai più ricrescerà;

Il transito dei camion della spazzatura davanti a molte abitazioni, con grave rischio igienico-sanitario per persone ed animali (perdita di percolato);

L’adeguamento della viabilità, con ulteriore taglio di alberi e rischi per la sicurezza stradale in zone a vocazione rurale;

Il notevole costo economico dell’”opera” che sottrae risorse utilizzabili per bonificare altre discariche, come Pagliarone e Macchia Soprana;

L’inadeguatezza del sito dal punto di vista geologico e morfologico (sull’argilla non crescono  boschi rigogliosi!);

Le indagini tecniche sono state approssimative e le valutazioni di impatto ambientale inesistenti, a danno della sicurezza dell’impianto che si andrà a realizzare;

La disponibilità enorme del sito. I boschi di Macchia Soprana e Macchia Sottana si estendono per circa 100 ettari. Se lo hanno violato più volte, non si vede perché non potranno farlo in futuro.

     Alla stupidità umana non c’è mai fine!

TUTTE QUESTE CONDIZIONI LASCIANO FACILMENTE PREVEDERE NELL’IMMEDIATO FUTURO  UN DISASTRO AMBIENTALE!

Per tutte queste ragioni, la domanda sorge legittima: se abbiamo difeso Valle della Masseria, rivendicando il diritto sacrosanto alla salute e all’integrità dell’ambiente, perche’ non dobbiamo farlo anche per Macchia Soprana?

Siamo fermamente convinti che il nostro territorio non è idoneo ad ospitare da nessuna parte una discarica di grandi dimensioni (non solo in una cava dimessa, in prossimità dell’Oasi, ma neppure in un’area boschiva protetta).

Facciamo appello affinché l’Amministrazione comunale voglia portare avanti la battaglia giudiziaria anche per Macchia Soprana.

IL DIRITTO ALLA SALUTE È UNICO ED UGUALE PER L’INTERO TERRITORIO E PER TUTTI I CITTADINI DELLA NOSTRA COMUNITÀ.           

 

Casella di testo: 15 GIUGNO 2007 GIORNATA DI MOBILITAZIONE CAMPANA
CONTRO L´EMERGENZA PER UN ALTRO PIANO RIFIUTI

NON SI PUÒ USCIRE DALL´EMERGENZA CON CHI L´HA CREATA!

NUOVO PIANO RIFIUTI SENZA INCENERITORI E DISCARICHE

 

Destra e Sinistra hanno alimentato per 13 anni questa emergenza in modo che arrivassero sempre più soldi da spartirsi con ecomafie e gruppi industriali. Hanno avvelenato la campania con rifiuti tossici e

discariche a cielo aperto che hanno fatto aumentare in maniera impressionante tumori e malformazioni. Ci stanno ammazzando ed ora, con la copertura di Prodi e di Napolitano, vogliono completare l´opera con nuove discariche ed inceneritori che non risolveranno il problema ma faranno guadagnare altri milioni ai padroni delle cave e alle imprese come FIBE.

 

QUESTI AMMINISTRATORI, MOLTI DEI QUALI SOTTO INCHIESTA, NON SONO PIÙ

CREDIBILI! FINE DEL COMMISSARIATO, VIA BASSOLINO E TUTTI COLORO CHE

HANNO GESTITO L´EMERGENZA RIFIUTI A PARTIRE DAI SINDACI CHE NON HANNO

AVVIATO LA DIFFERENZIATA

C´È UN SOLO MODO PER USCIRE DALL´EMERGENZA SANITARIA ED AMBIENTALE:

 

1) RITIRO DEL DECRETO CHE IMPONE DISCARICHE E BLOCCO DEL CANTIERE DI ACERRA

2) BONIFICA DEL TERRITORIO

3) AVVIO IMMEDIATO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA ATTRAVERSO L´ASSUNZIONE DI MIGLIAIA DI DISSOCCUPATI

4) RICICLAGGIO, COMPOSTAGGIO, RIUSO, RIDUZIONE DI IMBALLAGGI E PLASTICA

5) SISTEMI NATURALI DI TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO AL POSTO DEGLI INCENERITORI

Le comunità in lotta di Acerra, Serre, Lo Uttaro, Giugliano, Villaricca, Terzigno, Ariano Irpino, Montecorvino non sono egoiste ed irresponsabili come vogliono farci credere questi signori. Resistono per

la difesa della salute e dell´ambiente di tutti perchè l´inquinamento arriva anche sulle nostre tavole.

LOTTIAMO INSIEME A LORO.

FACCIAMOCI RIMBORSARE LA TASSA SUI RIFIUTI

 

15 GIUGNO 2007 GIORNATA DI MOBILITAZIONE CAMPANA

CONTRO L´EMERGENZA PER UN ALTRO PIANO RIFIUTI

 

Dalla Val di Susa alla Sicilia unire le resistenze contro questo modello

di sviluppo è l´unica via

 

COMITATI CAMPANI PER LA DIFESA DELLA SALUTE E DELL' AMBIENTE

 

RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO

Comitato contro il megainceneritore di Acerra, Coordinamento comitati emergenza rifiuti - Caserta, Coordinamento dei comitati per la difesa del territorio Area Vesuviana, Movimento Serre per la vita, presidio contro la discarica di Serre, Comitato Carmine Iuorio 23 febbraio—Campagna, Comitato allarme rifiuti tossici - Napoli, Comitato salute / ambiente -Salerno, Assise cittadina per Bagnoli, Coordinamento dei comitati per l´acqua di Napoli e provincia, Comitato in difesa del vallone di san rocco, Comitato contro la centrale di Vigliena, Comitato acqua pubblica Salerno, Comitato di lotta delle vele di Scampia,

Comitato contro il termovalorizzatore di Salerno, Rete campana salute ambiente.

INIZIATIVE PER IL 15 GIUGNO

Dopo la manifestazione nazionale del 19 maggio non abbiamo nessuna intenzione di fermarci:

Manifesteremo Venerdì 15 giugno in molte località della Campania:

-a Napoli: presidio ore 10.00 in via Verdi - in occasione del consiglio comunale tematico sui rifiuti (partecipano alla mobilitazione centri sociali, movimenti dei precari, comitati ambientalisti, rete 28 aprile, sindacati di base ecc…)

OGNIUNO SI PORTI LA SUA SACCHETTA DIFFERENZIATA!!!

- A Salerno: corteo ore 17.00 da Torrione fino in Prefettura. In questa manifestazione confluiscono anche i Comitati di Serre, Campagna e Montecorvino

-A Terzigno: Corteo nel pomeriggio con le comunità di Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase

-A Giugliano, ore 11.00 presidio sotto il consorzio di bacino napoli 1

-Ad Acerra: mobilitazione per portare la raccolta differenziata alla erreplast

Tutti insieme chiederemo:

- La fine del commissariamento ai rifiuti e le dimissioni dei responsabili politici del disastro.

- Un nuovo piano che punti davvero su riciclaggio, differenziata e trattamento a freddo del residuo e rinunci all'abbraccio mortale con la logica del business, dell'incenerimento e delle megadiscariche.

- Il ritiro del decreto governativo sulle cave, che è antidemocratico, attenta ancora alla salute delle comunità e fa solo un favore a quei poteri che sulle cave hanno sempre speculato.

Queste mobilitazioni saranno anticipate il 13 giugno da un'assemblea pubblica ai cancelli della centrale turbogas di Vigliena (San Giovanni a Teduccio) contro la centrale e l'inquinamento da nanoparticelle e

il 14 giugno da azioni simboliche in sostegno della raccolta differenziata porta a porta (l'unica che funziona), con Presidi dimostrativi, iniziative comunicative e Gazebo in piazza Dante e piazza carità (Napoli) dalle ore 17.00

SALVIAMO LA NOSTRA TERRA!

"Comitati Campani in difesa della salute e dell'ambiente"

RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO